Biography - English translation, by Arthur J. Lei.





Nota Biografica

Ero piccola quando costruii da sola il mio primo cavalletto come puro oggetto di sogno.
Anche se appariva così instabile da non poterlo usare, era già testimone della mia forte intenzione a dipingere.
Sono cresciuta in una grande casa colonica dove non era difficile scovare, scoprire e reinventare materiali con cui costruire giocattoli. Le bambole dai bei vestiti non mi mancavano, ma quelle che costruivo da sola con pezzi di legno, che poi coloravo, mi piacevano di più e aumentavano il senso di appartenenza.

Modellavo silhouette di animali piegando il fil di ferro, iniziando così a imprimere forme inedite con l’energia delle dita.
Era un gioco interessante che forse inaugurava una sorta di ricerca materica.
La mia formazione artistica vera e propria è iniziata negli anni settanta. Ho appreso i primi rudimenti tecnici da un anziano pittore di scuola chiarista. Parecchi anni dopo avrei approfondito lo studio delle varie tecniche artistiche frequentando i corsi di pittura, affresco e incisione, all’Accademia di Belle Arti.

Ho presentato la mia prima mostra personale in una piccola località di provincia.
Era il 1976 e, da allora, ho sentito la crescente necessità di misurarmi con un pubblico, non numeroso, ma affezionato.
Ho sempre dipinto ritagliando momenti di libertà dal mio lavoro di ufficio, fino all’inizio degli anni novanta, quando ho potuto dedicarmi completamente all’attività creativa.

Il mio rapporto con il pubblico si è allargato e intensificato attraverso una serie di appuntamenti espositivi che ho potuto progettare e seguire con continuità.
Solo adesso comprendo appieno come, anche nella pittura, io abbia sempre scelto di indagare i processi formativi dell’immagine, soprattutto nel loro rapporto con la materia (terre, colle, pigmenti,ecc.).

Riferimenti imprescindibili sono stati i grandi maestri del passato avvicinati idealmente, tramite l’osservazione e lo studio degli originali, nei più importanti musei del mondo.
Altrettanto preziosa è stata la frequentazione degli artisti di cui ho cominciato ad occuparmi nel 1990, come fondatrice e conduttrice di atelier, nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere.
Qui ho saldato i fili della mia ricerca sulla fondamentale questione di come e dove si formi l’immagine, non escludendone le implicazioni inconsce. In questo senso considero gli artisti dell’atelier i miei piccoli maestri, a cui devo alcuni dei momenti più intensi della mia esperienza artistica.

Sulla Pittura

La mia pittura deve molto all’incontro con Federico Bellomi, artista veronese scomparso nel 2010, docente all’Accademia e noto soprattutto per i suoi affreschi.
Sono stati anni intensi in cui ho dedicato energia e passione alla mia formazione artistica frequentando corsi di alto livello in Accademie pubbliche e private.

Nello studio del maestro Bellomi ho imparato ad affrontare le criticità legate alla tecnica pittorica: i formati, i supporti, lo sviluppo della forma, l’uso dei pigmenti, delle terre e i diversi diluenti.

Alcuni critici hanno evidenziato, in ogni mio dipinto, la presenza di una persistente aura della materia affrescata. Ammetto che, pur nella piena adesione ai ritmi inquieti del mio tempo, nel mio lavoro perduri l’eco di una tecnica antica.

Sulla Scultura

Le mie pietre
Al punto cruciale di un personale percorso artistico e di sostanziali cambiamenti nella mia vita, ho scoperto la nuova attrattiva materica che avrebbe avuto interessanti implicazioni sperimentali. Infatti, nell’estate del 2000, su una piccola spiaggia rocciosa dell’Istria, ho cominciato a vedere, raccogliere e scolpire, quelle che sarebbero diventate le mie pietre.

Iniziava così un lavoro semplice e duro, una fatica antica e primigenia, che ho sentito congeniale per la sua estraneità a mode e manierismi.
In questo senso il “levare”, insito nell’ideale neoplatonico michelangiolesco, è divenuto una sorta di obiettivo morale: togliere le sovrastrutture, le artificiosità, le ricercatezze, affinché le pietre, pur manifestando i rudimenti dell’immagine, restassero comunque “pietre assolute”.

I miei legni
Sono radici, o rizomi nodosi, o piccoli rami deteriorati, che il mare abbandona dopo una tempesta. Nella loro precarietà, questi piccoli legni mi appaiono teneri, poetici e m’invitano ad animarli. Spesso, quel loro aspetto sinuoso mi detta una forma dinamica che conduce alla danza. Le figure che ne scaturiscono, personaggi grotteschi e ironici, creati in totale libertà espressiva e in modo ludico, diventano gli attori prediletti di un teatrino personale e privato.

Esposizioni

Fra le numerose mostre personali e collettive - realizzate dal 1976 ad oggi - desidero evidenziare soprattutto quelle in cui ho potuto presentare, nella loro interezza, i temi legati alla mia ricerca.
(maggiori informazioni: Exhibition)

Sull’Atelier dei dei piccoli maestri

Nel 1990 ho fondato e tutt’ora conduco, l’Atelier di pittura dell’O.P.G. di Castiglione delle Stiviere. Questa esperienza, ormai riconosciuta in Italia e all’estero, mi arricchisce di impareggiabili soddisfazioni, sia sotto il profilo umano che professionale.
Su questa attività di artista/conduttrice di atelier, sono apparsi articoli e saggi su quotidiani, riviste, cataloghi, libri e sono stati realizzati servizi televisivi e documentari.
(maggiori informazioni: About me)


Altre esperienze come conduttrice e/o relatrice


  • Laboratori di pittura presso:- Comunità Alloggio per ex pazienti psichiatrici
    - Centri socio-educativi per portatori di handicap
    - Centri Psico Sociali
  • Docenza di laboratorio presso Accademia di Belle Arti di Verona.
  • Incontri e seminari presso: Università; Istituti Scolastici Superiori; Aziende Sanitarie.
  • Corsi di educazione creativa per bambini presso Scuole Primarie.
  • Workshop di pittura per adulti presso Associazioni e Centri di Formazione.

Work in progress:

È in fase elaborativa una biografia di Silvana Crescini a cura di M.Emanuela Forbicioni.